Finalmente un po' di Sapienza

L’Università La Sapienza di Roma non ci sta al boicottaggio d’Israele. Mentre alcuni studenti e professori celebrano una settimana contro lo stato ebraico promossa in decine di atenei in tutto il mondo, La Sapienza ha siglato ieri un gemellaggio con l’Università di Tel Aviv. L’accordo di cooperazione firmato ieri sera in Campidoglio prevede scambi di studenti e docenti, programmi di ricerca congiunti e conferenze. E’ il contrario di quel boicottaggio accademico, culturale ed economico invocato dai partecipanti alla “Settimana contro l’Apartheid d’Israele”.
10 AGO 20
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L’Università La Sapienza di Roma non ci sta al boicottaggio d’Israele. Mentre alcuni studenti e professori celebrano una settimana contro lo stato ebraico promossa in decine di atenei in tutto il mondo, La Sapienza ha siglato ieri un gemellaggio con l’Università di Tel Aviv. L’accordo di cooperazione firmato ieri sera in Campidoglio prevede scambi di studenti e docenti, programmi di ricerca congiunti e conferenze. E’ il contrario di quel boicottaggio accademico, culturale ed economico invocato dai partecipanti alla “Settimana contro l’Apartheid d’Israele” che trova spazio nelle aule di Oxford, Berkeley, Chicago e altri atenei, inclusa la stessa Sapienza, l’Università di Pisa e di Bologna.
Il gemellaggio è stato firmato nell’ambito di una conferenza europea dei dirigenti dell’Università di Tel Aviv che quest’anno si tiene a Roma. Ma la coincidenza fortuita con gli inviti al boicottaggio dà un sapore diverso al gesto da parte della più grande università d’Europa. “Generalmente questi accordi sono piuttosto comuni, ma sullo sfondo della settimana dell’Apartheid ha tutto un altro impatto”, dice Joseph Klafter, presidente dell’ateneo israeliano. Le relazioni scientifiche sono molto più forti di queste iniziative politiche”, dice al Foglio. “E' un po’ un segreto di Pulcinella, ma noi abbiamo importanti contatti anche con gente dell’Arabia Saudita e altri paesi arabi”. Gli fa eco il prorettore della Sapienza Antonello Biagini, responsabile delle relazioni internazionali e firmatario del gemellaggio. “Le culture si parlano a prescindere dai momenti politici, gli studiosi si sono sempre incontrati e continueranno a farlo”. Per il rettore della Sapienza, Luigi Frati, boicottare e isolare Israele sarebbe un atto di intolleranza poco utile agli sforzi di pace. “Questo tipo di accordo è il modo migliore per costruire la comprensione tra i popoli”, dice al Foglio. “Noi siamo pacifisti veri e riteniamo che la collaborazione culturale e scientifica debba essere rispettata. L’intolleranza va bandita dall’università”.
E’ dal 2005 che organizzazioni filo palestinesi promuvono l’annuale settimana di lezioni, forum, e altre iniziative nell’ambito della campagna di “Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni” contro Israele. Il mondo accademico israeliano è fra i bersagli preferiti di una campagna che il mese scorso ha impedito l’intervento all’Università di Cambridge di Benny Morris, accusando di “islamofobia e razzismo” uno degli storici israeliani tra i più impegnati sul fronte della pace e che più ha scritto sulle sofferenze dei palestinesi. I critici fanno notare come le università israeliane, oltre che fucine di premi Nobel e scoperte, siano un baluardo della libertà di espressione, anche per duri avversari delle politiche israeliane come Omar Barghouti, palestinese leader della campagna per il boicottaggio accademico d’Israele e studente a Tel Aviv.
Nel campus del più grande ateneo del paese si incontrano studenti e professori di tutte le origini: dagli ebrei ortodossi alle ragazze arabe con il velo. “Si può parlare di apartheid in un’università che ha appena aperto una sala di preghiera per i suoi studenti musulmani?” chiede Klafter. Lo stesso Klafter, pur denunciando la campagna di boicottaggio come una “odiosa delegittimazione del diritto all’esistenza d’Israele” ha respinto le richieste di espellere Barghouti e la manciata di professori e studenti che girano il mondo appoggiando l’iniziativa. Sanzionarli “sovvertirebbe lo stesso principio con il quale combattiamo il boicottaggio”, ha scritto sul Jerusalem Post. “Dobbiamo opporci al boicottaggio sulla base di un solo principio universale: il diritto alla libertà accademica”.